Storia di Porto Santo Stefano

Monte Argentario era probabilmente in origine un'isola successivamente "ancorata"alla costa tirrenica dai tomboli della Feniglia e della Giannella, formatisi per l'accumulo dei detriti trasportati dai fiumi e dalle correnti marine. Il primo insediamento umano all'Argentario risale certamente ad epoche remote, lo attestano i numerosi reperti archeologici sia nella Grotta degli Stretti che in quella di Cala dei Santi. Sono almeno 19 le spelonche che furono abitate, una delle quali molto capiente: lunga oltre 1 km, la "Grotta del Granduca", così chiamata in onore di Leopoldo di Lorena che ne promosse gli scavi, presenta anche un laghetto a 50 metri dall'ingresso.Per la sua posizione geografica, che lo pone al centro del Mar Tirreno, l'Argentario fu considerato dai primi navigatori un approdo sicuro. Di straordinario valore strategico, il Promontorio fu munito di torri di avvistamento e di segnalazione per far fronte al costante pericolo di incursioni dal mare tra cui va ricordata quella del pirata Khair ad Din detto il Barbarossa, che nel 1.544 depredò e saccheggiò il bordo di Porto Ercole.

Le primissime opere a carattere difensivo risalgono all'età del Bronzo, ma un vero sistema difensivo, che interessasse globalmente la costa del Promontorio, iniziò a prendere corpo solo nel XV, sotto il dominio della Repubblica di Siena. Va, comunque, agli Spagnoli il merito di avere, in pochi anni, trasformato il Monte Argentario in una poderosa macchina bellica, con un formidabile complesso di fortificazioni per numero e qualità, superiore ad ogni altro consimile esistente in Toscana.Nacque così lo Stato dei Presidi, che comprendeva Orbetello, Porto Ercole, Porto S.Stefano e Talamone, ai quali, nel 1.602, si aggiunse la piazzaforte di Porto Longone, nell'Isola d'Elba.Il Promontorio, interamente montuoso (m.635) e caratterizzato da coste alte e rocciose, dove si può ammirare la famosa palma nana che nasce spontanea in loco, è ricoperto da una fitta macchia mediterranea, che si alterna alle coltivazioni di olivi, di viti e di alberi da frutta. Nei vigneti, faticosamente ricavati terrazzando i fianchi del monte, si coltivano i rari vitigni Ansonico e Riminese. Le prime notizie storiche le fornisce Strabone (morto nel 24 d.c.) nel "De Geographia" quando accenna al "Portus Cosanus", località che riappare poi denominata nell'"Intera Provinciarum" del 152 d.c., dove è evidente il suo legame con la città etrusca di Cosa.

Con la conquista romana la località è inserita probabilmente come preda di guerra in una grossa proprietà fondiaria. Passa poi alla famiglia degli Enobarbi Domizi di professione "Argentarii" cioè prestasoldi, che a titolo delle somme versate alla Repubblica durante la II Guerra Punica aveva ottenuto come saldo dei debiti l'intero Promontorio, detto in seguito "Argentariorum Mons", cioè Monte degli Argentari. Ad essi, forse, dovette appartenere la villa romana esistente a S.Liberata, detta Villa Domizia, che venne inclusa nel I secolo d.c. nella dote di Longina, sposa di Lamia Emiliano, fatta rapire dall'imperatore Domiziano per farne la propria consorte. Nel II° secolo d.c. Traiano la cedette in dote al Vibia Matidia, sua nipote, da cui il nome di Insula Matidiae. Nel IV° secolo d.c. l'imperatore Costantino la sonò alla Basilica dei SS.Marcellino e Pietro. Riappare con il nome di Mons Argentariorum nel "De Reditu suo" di Rutilio Nomaziano nel V° secolo. Durante il periodo delle invasioni barbariche, tra il VI° e IX° secolo, sia per l'abbandono dell'Aurelia sia per l'impaludamento della costa, l'Argentario faceva vita a sè nonostante dipendesse dall'Abbazia delle Tre Fontane a seguito della famosa donazione di Carlo Magno e Leone III.

Divenne poi possesso degli Aldobrandeschi e degli Orsini di Sovana e di Ladislao, Re di Napoli, e a partire dal 1.410 della Repubblica di Siena. E' di questo periodo il primo importante sforzo rivolto alla fortificazione del luogo. A seguito del trattato sottoscritto nel 1.557 da Filippo II di Spagna e il Signore di Piombino, l'Argentario entra a far parte dello Stato dei Presidi.Questo rappresentò per la Spagna un valido punto di appoggio ai suoi collegamenti marini con il Vicereame di Napoli e una valida sentinella per il controllo dello Stato della Chiesa e dei Duchi di Toscana, Questi motivi spinsero Filippo II a mantenerlo saldo mediante opere di restauro e fortificazioni ulteriori. L'Argentario conobbe così un certo sviluppo e intorno alle fortezze di Porto Ercole e Porto S.Stefano si insediarono oltre che famiglie di soldati spagnoli anche pescatori di provenienza ligure e napoletana che approdando qui per la stagione di pesca colpiti dalla bellezza del luogo ne fecero loro abituale dimora. Dopo la parentesi napoleonica, nel 1.815 passò al Granducato di Toscana e successivamente al Regno d'Italia.